Nevio dalle Fabbriche – Simona Stefanelli, Le istituzioni scolastiche italiane in Etiopia: una storia tra diplomazia ed emancipazione sociale 1956-2000, Mimesis, 2019, pp. 426 – ISBN 9788857561356 – 34 €

Senza ovviamente volontà degli autori, suona quasi beffardo il riferimento nella Prefazione alla Scuola Italiana di Asmara, con i suoi 1200 studenti,  la più grande ed antica scuola italiana all’estero, considerata, al momento dell’uscita del testo, degna di favore governativo assai più della consorella etiopica. Si sa com’è la situazione al momento (novembre 2020):  Scuola italiana di Asmara chiusa di punto in bianco, molto probabilmente per goffaggine,  disinteresse, incapacità  ed inettitudine governative.

Negli anni ’50 invece, e in particolare dal 1952, quando dopo la guerra ripresero le relazioni diplomatiche tra Etiopia ed Italia, uno dei primi atti del nostro Governo  fu la riapertura della Scuola italiana di Addis Abeba, che saggiamente veniva vista come importante fattore di  collaborazione culturale e politica, oltre a risolvere parecchi problemi sociali (compresi i bambini nati dal “madamato”) e a fornire istruzione ai figli delle migliaia di famiglie italiane presenti; tant’è vero che negli anni ’50 una assai rilevante quota del bilancio statale veniva riservato all’istruzione, sia in Italia che all’estero. .

Quella della Scuola italiana di Addis Abeba non fu certo vita facile: inadeguatezza delle strutture, almeno inizialmente; delle metodologie (ricorderò sempre quel che mi diceva a Nairobi la leggendaria italo-kenyota Nenella Tozzi, figlia di un antico  ispettore scolastico italiano in Etiopia che protestava: “Nell’abbecedario c’era, per esempio,  U come Uva, T come treno, eccetera; che ne sapevano i bambini locali di uva e di treni?”); crollo della presenza italiana negli anni ’70 con la dittatura del DERG.

Eppure si è riusciti a reagire con duttilità, tanto che attualmente la scuola italiana è sempre più rivolta principalmente agli studenti etiopici, riuscendo, almeno per il decennio  degli anni ‘90, a migliorare l’offerta formativa ma anche, giustamente, ad attuare il processo di selezione in base alla preparazione.

Il corposo testo, scritto da due insegnanti ad Addis Abeba,  analizza con puntigliosità e abbondanza di dati, statistiche, immagini l’evoluzione della nostra scuola all’estero, sempre rapportandola alla contemporanea situazione sociale e politica. Non a caso il sottotitolo recita : “Una storia tra diplomazia ed emancipazione sociale 1956-2000”. Il saggio è infatti utile non solo per ricerche di tipo didattico, ma anche per tracciare un quadro politico-sociale dell’Etiopia.

Gradevoli  e storicamente rilevanti certi aneddoti, come l’importanza delle edicole per divulgare lingua e cultura italiana.

Il testo procede in ordine cronologico, analizzando puntigliosamente le varie fasi didattiche, ma pure politiche, in decenni fortemente sottoposti a controlli e burocrazia.

Con lavoro certosino, gli Autori, entrambi ex insegnanti ad Addis Abeba, hanno ricostruito la storia non solo degli Istituti, ma della vita stessa della comunità italiana, basandosi su un’ imponente raccolta di dati, sia bibliografica che archivistica, addirittura spesso consultando i Registri di Classe. I camionisti, gli impiegati, i notabili, i poveri, i medici, i meticci, i diplomatici confluiscono in una storia comune, che l’Italia ha dimenticato.

Interessantissime le relazioni degli insegnanti, che evidenziano indirettamente  la situazione socio-culturale delle famiglie di origine degli allievi.

Essendo a tutti gli effetti  scuole italiane, con programma scolastico italiano, ma soggette al Ministero Affari Esteri, le scuole italiane in Etiopia devono spesso far fronte a difficoltà sia di ordine “politico” che finanziario.

Accanto alle scuole statali, viene presentata anche la storia delle scuole “private”, gestite da missionari, e non solo ovviamente nella capitale, ma sparse sul territorio.

Un piccola nota: sarebbe stato utile, come sempre nei saggi storici, un elenco dei nomi, massimamente per un testo di questo tipo, dato che i tanti italiani ex-etiopici avrebbero potuto ritrovare riferimenti biografici e gli storici una fonte di ricerca semplificata.