Nicky Di Paolo, 2-7-06
 
Come è ben noto, molte regioni dell’Eritrea e in minor misura, anche dell’Etiopia, sono decisamente poco ricche di flora, nella maggior parte dei casi da riferirsi a carenza idrica.
Nella dinamica e complessa opera di costruzione avvenuta negli anni ’30 nel Corno d’Africa, divenne imperativo creare e far divenire subito  operante, quale organo del Governo Generale dell’Africa Orientale, una Milizia Forestale con una serie di compiti ben definiti: Valutazione della consistenza forestale dell’Africa Orientale, con classificazione di tutte le specie arboree, in particolare delle piante endemiche di quei luoghi: erano così numerose che i comuni criteri di classificazione apparvero presto insufficienti. Studio dei territori semidesertici e possibilità di dar vita a formazioni boschive.
Rimediare  alla carenza di strade e sentieri indispensabili a raggiungere le località oggetto di studio e di operatività in campo forestale.
Rimediare alla carenza idrica con la costruzione di pozzi e bacini.
Impedire la distruzione del patrimonio boschivo, fornendo una programmazione al suo utilizzo con contemporaneo aumento delle aree verdi adatte a tale scopo.
Istruire la popolazione locale ai tagli del legname per uso personale, informandola sui più sani e moderni criteri di taglio, di scelta e di prelievo frenando i tagli intensi della boscaglia onde evitare che i terreni interessati regredissero allo stato di savana prima e poi di steppa e di deserto.
Creazione di una regolamentazione forestale per l’Africa Orientale.
Creazione di vivai adeguati alla grande richiesta di piantine.
Favorire piantagioni di alberi dal legno pregiato sia per uso interno che per esportazione.
Creazione di un corpo di Ascari Forestali la cui scuola si trovava ad Addis Abeba.
Incrementare la superficie verde di tutto il Corno.
Prevenzione dei danni da invasione di locuste.

La Milizia Forestale  operava come un piccolo esercito, ma al posto delle armi i militi usano vanghe e picconi.

  Risultati
Sono state costruite caserme per la Milizia Forestale su tutto il territorio del Corno.
Se esaminiamo la produzione anche limitatamente ad un solo anno, ad esempio nel 1938, la Milizia Forestale realizzò in Africa Orientale, in 12 mesi, una produzione di 618 mila metri cubi di legname da opera, di circa un milione e mezzo di quintali di legna da ardere ed oltre 31 mila quintali di carbone: interventi programmati ed ampiamente compensati con decine e decine di vastissimi nuovi comprensori boschivi.
Questo  ricavato veniva messo in buona parte a disposizione delle popolazioni ed in piccola parte in vendita a prezzi bassissimi.
I vivai, diffusi su tutti  i territori, permisero di dare un ritmo costante e crescente alla distribuzione gratuita di piantine a chiunque ne facesse richiesta, con l’unico obbligo di  documentare  la nascita dei nuovi boschi. Basti ricordare che mentre nel 1935 vennero distribuite 400.000 piantine, nel 1937 erano già divenute 2.400.000 con un andamento esponenziale. Nel 1938 nel Corno erano presenti 700.000 ettari di piante resinose, 2.500.000 ettari di latifoglie, e inoltre boscaglia a densità normale per 25 milioni di ettari e a densità ridotta per 35 milioni di ettari.
Tutto questo però non poteva ritenersi sufficiente .
C’è da ricordare che fin dal 1904 era stato fondato a Firenze, da un gruppo di appassionati studiosi di ambienti tropicali, l’Istituto Agricolo Coloniale Italiano, con la finalità di compiere studi e ricerche in appoggio ai servizi agrari inerenti i territori africani: in seguito prese il nome di Istituto Agronomico d’Oltremare i cui scopi erano gli stessi, ma gli obiettivi principali era divenuti tre:
Creazione di un centro per lo studio degli ambienti tropicali (con particolare riferimento all’Africa Orientale e alla Libia).
Evidenziazione delle migliori condizioni per lo sviluppo di un’agricoltura tropicale.
Preparazione di personale capace di condurre programmi di colture tropicali.

L’Istituto fiorentino collaborò intensamente con la Milizia Forestale dell’Africa Orientale, sia perché questa forniva il materiale di studio (centinaia di piante nuove da classificare e studiare), sia perché l’Istituto impartiva le direttive per ottimizzare le colture e la creazione di boschi, per indicare le piante più adatte alla grande varietà di terreni, di clima e di altitudine presenti nel Corno, per consigliare i tipi di pozzi e di bacini artificiali più confacenti alle varie zone aride, per  prevenire e per curare le malattie delle piante tropicali, e come già accennato per preparare personale idoneo a quel tipo di lavoro.
I risultati ottenuti in tutto il Corno d’Africa furono ottimi, tanto che l’opera dell’Istituto è sopravvissuta alla caduta dei governi  coloniali, alle guerre mondiali e ai recenti conflitti tra Eritrea ed Etiopia.
L’Istituto fiorentino ha proseguito nella sua opera fino ad oggi continuando a preparare il personale e a condurre studi per ottimizzare l’agricoltura in tutta l’Africa.
Attualmente l’Istituto Agronomico per l’Oltremare è anche l’organo di consulenza e assistenza tecnica e scientifica del Ministero degli Affari Esteri, nel campo della cooperazione allo sviluppo nei settori dell’agricoltura e dell’ambiente dei paesi in via di sviluppo. Ho avuto necessità di consultare gli archivi di questo Ente e ho potuto constatarne l’efficienza.
Secondo fonti internazionali la percentuale di verde nel Corno aumentò sensibilmente dal 1910 al 1950 per poi diminuire drasticamente negli ultimi decenni. Oggi il deserto del Sahara minaccia di aggredire le pendici dell’acrocoro etiopico.


Rimboschimento con eucalipti eseguito nei dintorni di Addis Abeba dalla Milizia Forestale


Un vivaio della Milizia Forestale ad Adua


Vivaio della Milizia Forestale nei pressi di Asmara


Risanamento ed intenso infoltimento del parco di Bet Gherghìs ad Asmara

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