Nicky Di Paolo, 28 gennaio 2008

Quando  dal XIX secolo  gli europei cominciarono a viaggiare sulle coste del  Mar Rosso, furono sorpresi di trovare gli abitanti di quei luoghi in possesso di una grossa moneta d’argento austriaca che circolava liberamente, mentre qualsiasi altro tipo di denaro cartaceo o di metallo  veniva dagli indigeni perentoriamente rifiutato.

Questa particolare moneta veniva utilizzata anche in Abissinia quando gli italiani vi giunsero verso la seconda metà dell’800.

La storia di questa moneta è interessante e vale la pena ricordarla a grandi linee.

Il tallero, di conio austriaco, affonda le sue origini e la sua destinazione negli storici pezzi di argento emessi da quegli Stati europei che nel ‘600 e nel ‘700 esercitavano traffici con i paesi d’oltremare ed in particolare con quelli d’Oriente. In quell’epoca erano nate infatti la “colonnata” spagnola, la “pataca” portoghese, la “piastra” messicana, che volevano essere le prosecutrici delle più antiche “piastre” venete, monete che avevano tutte lo scopo di permettere attraverso un soldo, il cui valore era assicurato da un adeguato peso in argento, scambi commerciali sicuri con paesi privi di un proprio conio. Maria Teresa d’Austria nel  1780, nella sua multiforme opera volta all’incremento economico e commerciale del proprio paese, dette la vita al “tallero” che prese presto il suo nome; questa nuova moneta, favorita dal ruolo di protettore dei beni dei cattolici in Oriente che assunse l’impero d’Asburgo, si radicò presto e saldamente lungo tutti i paesi che si affacciavano sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden.

Il tallero di Maria Teresa venne coniato in Austria in varie città, tra cui anche a Milano, Trieste e Venezia, allora sotto il dominio austriaco, e circolava da quasi un secolo come unica moneta di scambio nelle due coste del Mar Rosso nonché in tutta l’Abissinia. Quando l’ex missionario lazzarista Giuseppe Sapeto acquistò la baia di Assab, pagò con questa moneta. Seimila talleri fu il prezzo dell’acquisto, e le monete espressamente richieste dal Sapeto in Italia con l’avvertenza che le perle della spilla della sovrana fossero ben in rilievo poiché in caso diverso non sarebbero state accettate dagli indigeni

Quando, qualche anno più tardi,  il Governo italiano fece nascere la Colonia Eritrea, in considerazione del fatto che la presenza radicata del tallero non poteva improvvisamente e repentinamente essere modificata, si astenne per i primi tempi dal cercare di variare quello stato monetario, adottandolo parallelamente alla moneta italiana nella gestione dei relativi bilanci.

Con questa politica, nei primi mesi del 1885, appena occupata Massaua, l’Italia ordinò all’Austria 500.000 Talleri di Maria Teresa, e nel 1887, al tempo della prima guerra d’Africa, ne chiese il conio, ricevendone un rifiuto. Altro dinieghi ebbe nel 1918 e nel 1922.

Il flusso di talleri dall’Austria verso il Corno d’Africa fu molto sostenuto nel corso di quasi due secoli. Si calcola che al 1935 ne circolassero nella sola Etiopia oltre 43 milioni di pezzi.

D’altra parte gli scambi commerciali in quei paesi, alla fine dell’800, avvenivano per la stragrande maggioranza per baratto di merce contro merce ed anche lo stesso tallero veniva considerato dalle popolazioni locali più come una merce di scambio che come una moneta, per il valore intrinseco dell’argento in esso contenuto.

La grossa moneta aveva un diametro di mm. 39,5, pesante gr. 28,0668 di argento (con 2 millesimi e mezzo di tolleranza) ed un titolo del metallo di 633,66 (con una tolleranza di 2 millesimi e mezzo), rappresentando una sicura garanzia di valore non disgiunta da un pregio estetico che lo rendeva molto ricercato come monile.

L’Italia comunque, con il passare degli anni, aumentando la sua influenza nel territorio africano, cercò in più riprese di disciplinare la circolazione della moneta tentando di conciliare le esigenze della vita locale con quelle del prestigio nazionale: non si poteva infatti tollerare l’adozione di una moneta straniera nel proprio territorio.

Tutti i tentativi effettuati prima del 1925, tendenti a sostituire il tallero di Maria Teresa nel Corno d’Africa, fallirono. Il primo tallero eritreo (del valore nominale di 5 lire) venne coniato nel 1891; il secondo nel 1918.

Sarebbe troppo lungo enumerare e descrivere le vicissitudini di questi esperimenti. Basterà ricordare che la creazione di speciali divise come il tallero italiano, la rupia italiana, il tallero eritreo, non riuscirono mai a sostituire quella di Maria Teresa. Addirittura il tallero eritreo  del 1918 venne coniato ad imitazione di quello austriaco: al busto di Maria Teresa si sostituì una raffigurazione ideale, femminile, dell’Italia, mentre nel retro lo scudo sabaudo poggiante su un’aquila tentava imitare lo stemma absburgico che poggiava su un’aquila bicipite.

Questo nuovo tallero, benché più puro come titolo di argento, non ebbe fortuna, e la forte coniazione  venne rifusa per coniare altre monete. Il valore del tallero fluttuava liberamente per quel controllo naturale che rispettava esattamente il valore corrente dell’argento.

Può consolarci il fatto che anche Menelik fece coniare in Francia un tallero simile a quello di Maria Teresa, con la sua effige al posto di quella della sovrana europea e con il leone di Giuda nel retro, ma non ebbe più fortuna di quelli italiani.

Il tallero detto di Menelik avrebbe dovuto conseguire due scopi bei precisi; soppiantare quello di Maria Teresa. e far conoscere al mondo l’indipendenza e la civiltà dell’Abissinia. I primi talleri vennero coniati a Parigi, rispettando misura e peso a somiglianza di quello di Maria Teresa, ma con meno titolo di argento.

Il 6 megabit 1887, corrispondente al 15 marzo 1895 del calendario gregoriano, Menelik fece emettere il bando riguardante il corso obbligatorio della nuova moneta, ma incontrò immediatamente la generale diffidenza dei suoi sudditi.

Nel 1904 fece impiantare in Addis Abeba la zecca, affidandone i lavori all’ing. austriaco Hentze. I macchinari però, a quanto si scrisse, avevano potenza sufficiente a coniare solo i pezzi divisionari della moneta, per cui la coniazione fu restituita alla zecca di Parigi.

Se i primi talleri di Menelik contenevano grosso modo la percentuale di argento prescritta, nelle successive coniazioni il titolo del metallo scese anche di parecchio, tanto che al 1912 erano accettati solo dalla Banca di Abissinia e nelle dogane di Addis Abeba, Dire Daua e Harar. A nulla valsero i molti bandi governativi, alcuni comminatori di pene le più severe per chi li rifiutava.

Si è calcolato che al 1935 circolassero in Abissinia circa 200.000 tolleri di Menelik, contro i 43 milioni stimati di Talleri di Maria Teresa.

Il 9 luglio del 1935, alla vigilia della campagna d’Africa, l’Italia riuscì finalmente a concludere con l’Austria un accordo, mediante il quale si assicurò per 25 anni il diritto esclusivo di coniazione del Tallero di Maria Teresa (con titolo dell’argento di 835 millesimi), e la zecca di Roma provvide ad inviare in Africa Orientale diciotto milioni di pezzi che si andarono ad aggiungere ai quarantatre milioni stimati,  già circolanti.

Dall’agosto 1935 al maggio 1937 la zecca di Roma coniò ed inviò in Africa 18 milioni di pezzi, in attesa di provvedere alla definitiva sistemazione della moneta nell’Impero.

Il 5 gennaio 1938 un Decreto Ministeriale sospese ufficialmente il cambio dei talleri contro lire, ponendo la grossa moneta austriaca allo stato di semplice merce di scambio ed il prezzo dettato dalla quotazione dell’argento.

Ma la storia non finisce qui. Infatti l’Inghilterra,  interpretando a suo modo l’accordo italo-austriaco del 9 luglio 1935, poggiando le sue argomentazioni sul fatto che l’Austria aveva rinunciato al diritto di conio della prestigiosa moneta, iniziò a coniare il tallero di Maria Teresa, inviandone enormi quantitativi in Africa orientale, che servirono per i suoi fini politico-militari. Solo nel 1961, su pressioni austriache, l’Inghilterra ne cessò la coniazione.

E’ quindi comprensibile come ancora oggi circolino talleri di Maria Teresa in Eritrea ed in Etiopia: la cosa curiosa è che tale moneta non viene trattata per il valore numismatico indicato in Europa, in verità logicamente modesto, ma mantiene ancora una corretta quotazione del tutto identica a quella attuale dell’argento.

Tallero di Maria Teresa
Tallero eritreo 1891-1896
Tallero italicum 1918
Tallero di Menelik