Vincenzo Meleca

Dicembre 2020

Proseguo le note con le fotografie delle unità subacquee che ebbero sempre (e una lo porta ancora!) i nomi di battaglie o episodi bellici avvenuti nelle colonie italiane del Corno d’Africa.

Come per la prima parte, non descriverò le caratteristiche delle varie unità, né accennerò alla loro vicende legate alle varie fasi di costruzione, limitandomi soltanto ad indicare il tipo di unità, l’anno di varo (e di entrata in servizio in Italia, se proveniente da altra Nazione) e di termine della loro attività (dove non diversamente indicato, significa demolito). Solo in alcuni casi -come ad esempio di presenze successive di unità con lo stesso nome o di rilevanti modifiche con conseguente mutamento di missione o, ancora, di eventi particolari- riporterò sintetiche informazioni e, ove disponibile, una seconda fotografia.

P.S.: invito tutti coloro che, leggendo queste mie note, volessero segnalarmi altre unità navali italiane che portarono -o portano tuttora- il nome delle nostre ex colonie o di loro città e località, a scrivermi a questo indirizzo di posta elettronica: vincenzomeleca@yahoo.it. Provvederò senz’altro ad integrarle.

ERITREA

Beilul

Beilul (1938-1944)[1]

ETIOPIA

Adua, Alagi, Aradam, Ascianghi, Axum, Dagabur, Dessiè, Gondar, Macallè, Neghelli, Scirè (1°), Scirè (2°), Tembien

Adua (1936-1941)[2]

Alagi (1936-1948)[3]

Aradam (1936-1944)[4]

Aradam (sommergibile avvicinatore)

Ascianghi (1937-1943)[5]

Axum (1936-1943)[6]

1971, Kaiafa Beach: Il relitto dell’Axum con affiancato il mezzo di recupero Marigoula e, più distante, il rimorchiatore Isle Of Man

Dagabur (1936-1942)[7]

Dessiè (1937-1942)[8]

Gondar (1937-1940)[9]

Gondar (sommergibile avvicinatore)

Macallè (1936-1940)[10]

Neghelli (1937-1941)[11]

Scirè (1°) (1938-1942)[12]

Scirè (1°) sommergibile avvicinatore

Scirè (2°)(2004-in servizio)

Tembien (1938-1941)[13]

SOMALIA

Durbo, Lafolè, Uarsciek, Uebi Scebeli

Durbo (1938-1940)[14]

Lafolè (1938-1940)[15]

Uarsciek (ex Uarsheich) (1937-1942)[16]

Uebi Scebeli (1937-1940)[17]


[1] Il 9 settembre 1943 catturato dai Tedeschi e trasformato in bettolina combustibili. Risulterebbe affondato a Monfalcone nel maggio 1944 per attacco aereo.

[2] Affondato il 29 settembre 1941 dai Ct inglesi Gurkha e Legion di scorta al convoglio Halbert a circa 30 miglia a sud della costa spagnola di Cartagena

[3] Il 9 settembre, dopo l’armistizio, si consegnò agli alleati. Nell’ottobre 1943 trasferito da Malta ad Haifa e impiegato per esercitazioni antisommergibili alleate e per il trasporto di rifornimenti tra le isole dell’Egeo. Nel 1944 a Taranto. Nel 1948, unico sopravvissuto dei 17 battelli della classe Adua, avviato alla demolizione. L’8 giugno 1942 aveva affondato per un tragico errore il nostro Ct Antoniotto Usodimare.

[4] Trasformato nell’aprile 1943 in sommergibile avvicinatore di SLC (gli altri due modificati erano il Gondar e lo Scirè). L’8 settembre autoaffondato a Genova. Recuperato dai tedeschi e consegnato alla X Flottiglia MAS della Marina della RSI. Il 4 settembre 1944, affondato nel porto di Genova nel corso di bombardamento aereo.

[5] Affondato a cannonate il 23 luglio 1943 dieci miglia ad est di Augusta dai Ct Laforey ed Eclipse. Un precedente sommergibile varato nel 1936 con lo stesso nome fu ceduto nel marzo 1937 al Brasile che lo ribattezzò Tamoio.

[6] Il 10 settembre 1943 si consegnò agli inglesi a Malta. Durante la cobelligeranza impiegato in missioni di sbarco e recupero di informatori in Grecia. Autoaffondato con cariche esplosive il 28 dicembre 1943 dopo che il giorno prima si era arenato sulla spiaggia di Kaiafa, costa occidentale del Peloponneso, durante la terza missione. Recuperato e demolito a Perama (Pireo) nel 1971

[7] Speronato e affondato l’11 agosto 1942 dal cacciatorpediniere Wolverine nel Mediterraneo Centrale, a sud delle Baleari

[8] Affondato il 28 novembre 1942 da cariche di profondità dei Ct. Quentin e Quiberon

[9] Modificato in sommergibile avvicinatore (gli altri due modificati erano l’Aradam e lo Scirè)) nell’agosto 1940. Autoaffondato il 30 settembre 1940, dopo danneggiamento da parte dei cacciatorpediniere Stuart e Diamond e della corvetta Sindonis. Un precedente sommergibile varato nel 1936 con lo stesso nome fu ceduto nel marzo 1937 al Brasile che lo ribattezzò Timbira.

[10] Affondato il 15 giugno 1940 per incaglio sull’isola del Mar Rosso Sudanese Bar Mousa Kebir. Il salvataggio dell’equipaggio superstite è raccontato nel libro “Odissea di un sommergibilista” di Elio Sandroni. Il recupero del sottocapo Carlo Acefalo, unica vittima, è stato raccontato dal regista argentino Ricardo Preve nel documentario Tornando a casa.

[11] Affondato il 19 gennaio 1941con bombe da profondità dal cacciatorpediniere Greyhound. Un precedente sommergibile varato con lo stesso nome nel 1936 fu ceduto nel marzo 1937 al Brasile che lo ribattezzò Tupi.

[12] Dopo essere stato trasformato in sommergibile avvicinatore nell’agosto 1940, trasportò gli incursori subacquei della X^ Mas che il 18 dicembre 1941 affondarono ad Alessandria d’Egitto le corazzate inglesi Valiant e Queen Elisabeth. Affondato il 10 agosto 1942 di fronte al porto di Haifa dalla corvetta Islay

[13] Speronato e affondato il 2 agosto 1941 ad ovest di Malta dall’incrociatore inglese Hermione

[14] Autoaffondato il 18 ottobre 1940 a circa 45 miglia a sud della costa spagnola di Malaga, dopo essere stato danneggiato dai Ct Firedrake e Wrestler

[15] Affondato il 20 ottobre 1940 per speronamento da parte del Ct Hotspur

[16] Varato con il nome Uarsheich, ribattezzato nel marzo 1938 con il nome Uarsciek Il 15 dicembre 1942, dopo essere stato danneggiato da cariche di profondità e dalle artiglierie dei Ct Petard e Vasilissa Olga, catturato e preso a rimorchio dal Ct Petard ma il cavo si spezzò e l’Uarsciek colò a picco.

[17] Autoaffondato Il 29 giugno 1940, dopo essere stato danneggiato da cariche di profondità e dalle artiglierie dei Ct Dainty, Defender ed Ilex, raggiunti poi dai Ct Decoy e Voyager.