Vincenzo Meleca

Dicembre 2020

La conquista dell’Etiopia (5 maggio 1936) e la proclamazione dell’Impero (9 maggio 1936) portò l’Italia ad avere ben quattro possedimenti nel continente africano: tre nel Corno d’Africa (le due colonie Eritrea e Somalia e l’Etiopia) e uno sulle coste settentrionali, la Libia, nonché il Dodecaneso, la cui natura giuridica non fu mai definita in modo chiaro, limitandosi a qualificarlo come “possedimento”[1].

Ciò determinò il regime fascista, ma anche alcuni armatori navali privati, a celebrare l’evento in molte forme e manifestazioni, tra le quali quella di dare il nome dei possedimenti africani e di alcune vittorie militari in quelle terre a un notevole numero di unità della Regia Marina o di semplici navi mercantili. Il ricordo delle nostre colonie sulle navi italiane continuò comunque, anche se raramente, nel secondo dopoguerra…

In questa prima parte ho inserito soltanto le fotografie delle navi di superficie italiane che ebbero il nome di colonie, possedimenti, regioni, città e località geografiche africane.

La seconda parte sarà dedicata alle unità subacquee che ebbero il nome  di luoghi in cui vi si svolsero importanti battaglie in terra d’Africa..

Non descriverò le caratteristiche delle varie unità, né accennerò alla loro vicende legate, ad esempio, al cantiere e alle varie fasi di costruzione, alla società armatrice, limitandomi soltanto ad indicare il tipo di unità, l’anno di varo (e di entrata in servizio in Italia, se proveniente da altra Nazione) e di termine della loro attività (dove non diversamente indicato, significa demolito). Solo in casi particolari, come ad esempio eventuali significativi mutamenti di status giuridico (come ad esempio da unità mercantile a unità militare o militarizzata) o di presenze successive di unità con lo stesso nome, riporterò sintetiche informazioni e, ove disponibile, una seconda fotografia.

P.S.: invito tutti coloro che, leggendo queste mie note, volessero segnalarmi altre navi italiane che portarono -o portano tuttora- il nome delle nostre ex colonie o di loro città e località, a scrivermi a questo indirizzo di posta elettronica: vincenzomeleca@yahoo.it. Provvederò senz’altro ad integrarle.

ERITREA

Nave coloniale Eritrea, Incrociatore torpediniere Agordat, Nave trasporto Asmara, Nave frigorifera Asmara, Rimorchiatore Asmara, Incrociatore torpediniere Coatit, Ariete torpediniere Dogali, Nave ospedale Saati

Nave coloniale Eritrea – 1935-1948 (1966)[2]

Francis Garnier, ex Eritrea (1948-1966)

Incrociatore torpediniere Agordat (1899-1923)[3]

Piroscafo turco Derna, poi Bengasi, poi Asmara (1912-1925)[4]

Nave da trasporto militare Asmara

Piroscafo frigorifero Nasina, poi Asmara (1935-1943)[5]

Trasporto militare e nave frigorifera e distillatrice Asmara

Rimorchiatore Asmara (1997-in servizio)[6]

Incrociatore torpediniere Coatit (1899-1920)

Ariete torpediniere Dogali (1885-1908)[7]

Pirofregata Borbona, poi Giuseppe Garibaldi, poi nave ospedale Saati (1860-1899)

Nave ospedale Saati (1860-1899)[8]

ETIOPIA

Nave coloniale Etiopia, Piroscafi e poi Incrociatori ausiliari Lago Tana e Lago Zuai, piroscafo Neghelli

Nave coloniale Etiopia[9]

Incrociatore ausiliario Lago Tana (1940-1942)[10]

Incrociatore ausiliario Lago Zuai, poi UJ 2220 (1939-1945)[11]

Piroscafo Neghelli (1923-1944)[12]


SOMALIA

Piroscafo Somalia (1°), Nave frigorifera Somalia (2°), Cannoniera dragamine Alula, Nave frigorifera Benadir; (1°), Nave frigorifera Benadir (2°)

Piroscafo Somalia (1920-1942)[13]

Nave frigorifera Somalia (1956-1968)[14]

Vedetta dragamine Alula (1917-?)[15]

Nave frigorifera Benadir (1°)(1960-???)[16]

Nave frigorifera Benadir (2°)(1971-1975)[17]


[1] In sostanza, la natura indefinita del concetto di “possedimento”, collocava quelle isole dell’Egeo “al di sotto di “ provincia” e al di sopra di “colonia”. Cfr. Giuseppe Gianni, Le isole italiane dell’Egeo, Istituto Geografico Militare, 1928 pag. 323 e Amedeo Giannini, Le isole italiane dell’Egeo: acquisto, natura giuridica, funzione, in «Oriente Moderno», 1932, n. 7 

[2] Il 28 gennaio 1948 fu ceduta alla Francia in ottemperanza del Trattato di pace, ribattezzata Francis Garnier. Dopo essere stata ancorata al largo dell’isola di Mururoa (Polinesia) per verificare gli effetti dell’esperimento nucleare francese “Sirius” del 6 ottobre 1966, fu affondata a cannonate tre settimane dopo al largo di Tahiti.

[3] Secondo una fonte, dopo la radiazione venne utilizzato come nave ausiliaria a Fiume

[4] Varata nel 1904 per il governo turco con il nome Derna. Durante la guerra italo-turca, adibita a trasporto armi e munizioni sotto i falsi nomi Hamitaz e Hamburg. Autoaffondatasi a Tripoli il 2 ottobre 1911. Recuperata e acquistata da armatore italiano con il nome Bengasi. Militarizzata, in servizio con il nome Asmara come nave da trasporto militare con la Regia Marina dall’agosto 1916 fino al 1925, quando fu radiata e demolita.

[5] Varata nel 1914 per armatore inglese con il nome di Meissonier, poi ceduta e ribattezzata Nasina, fu acquistata dalla Regia Marina nel 1935. Affondata per siluramento da parte del sommergibile inglese Unshaken l’11 agosto 1943.

[6] In servizio nel porto di Brindisi per la Società Barretta. Comandante la signora Antonella Scarciglia

[7] Ordinato dalla Marina greca e chiamato Σαλαμισ (Salamis), ma venduto alla Regia Marina prima di essere completato. Inizialmente assegnato il nome Angelo Emo, poi sostituito con Dogali. Nel gennaio 1908 venduto all’Uruguay e ribattezzato prima 25 de Agosto e poi Montevideo. Demolito nel 1932.

[8] Varata nel gennaio 1860 per la Marina borbonica come pirofregata Borbona (o Borbone), passò alla Marina sarda nel settembre 1860 con il nome di Giuseppe Garibaldi. Trasformata in nave ospedale, nel 1894 fu ceduta all’amministrazione dell’Eritrea assumendo il nome di Saati. Demolita nel 1899.

[9] Progetto del 1939-40 di costruzione di una versione migliorata e più veloce della nave coloniale Eritrea, progetto poi abbandonato con l’entrata in guerra dell’Italia.

[10] Varato come piroscafo nei primi mesi del 1940 per la Società Anonima di Navigazione Eritrea, il  13 luglio 1940 venne requisito dalla Regia Marina e utilizzato come incrociatore ausiliario. Affondato il 20 novembre 1942 per attacco aereo.(N.B.: la foto non identifica con certezza se l’unità è il Lago Tana o il gemello Lago Zuai)

[11] Varato come piroscafo nel 1939 per la Società Anonima di Navigazione Eritrea, il 10 luglio 1940 venne requisito dalla Regia Marina e utilizzato come incrociatore ausiliario. Il 9 settembre 1943 catturato da truppe tedesche e incorporato nella Kriegsmarine e ribattezzato UJ 2220. Autoaffondato a Genova il 23 o 24 aprile 1945.

[12 ] Varato nel 1898 come nave a vela con scafo in ferro con il nome Gers. Trasformato in piroscafo a vapore nel 1912 (?) e acquistato da vari armatori, che gli mutarono il nome, prima francesi (Soc. Maritime Nationale Villeneuve,1919), poi italiani (Andrea Zanchi, Cosiana, 1923; Ligure-Sicula, Flora, 1933, Zoboli, Neghelli, 1936). Confiscato dai tedeschi a Chalkis (Grecia) l’11 settembre 1943 e ribattezzata Geiserich. Danneggiato il 12 maggio 1944 da attacco aereo sovietico 50 miglia ad ovest di Sebastopoli, rimorchiato in fiamme a Costanza, dove affondò. 

[13] Varato in Inghilterra con il nome di War Bagpipe, fu acquistato da un armatore italiano nel 1920 e ribattezzato Rosignano, ceduto nel 1926 ad altro armatore che lo ribattezzò  Somalia. Autoaffondato l’8 maggio 1942 a Diego Suarez (ora Antsiranana) in Madagascar. Recuperato dagli inglesi, non si è certi se poi demolito o riutilizzato.

[14] Varata per armatore danese nel 1939, acquistata da altri armatori che la ribattezzarono via via Ahrensburg, Asnes,Thornes, Mona Lisa. Acquistata da armatore italiano nel 1956 e ribattezzata Somalia. Ceduta nel 1965 ad armatori cinesi che la ribattezzarono Chenchang e Chung Tai. Nel Novembre 1968 demolita a Taiwan.

[15] Peschereccio giapponese costruito nel 1912. Acquistato dalla Regia Marina nel 1917 e utilizzato come Vedetta dragamine  con la sigla G 23. Riclassificato nel 1921 cannoniera con il nome Alula.

[16] Compagnia di Navigazione ServiMar.

[17]Varata nel 1963 per armatore tedesco con il nome Brunsland. Ceduta l’8 luglio 1971 alla Società Siciliana Servizi Marittimi e ribattezzata Benadir. Ceduta nel 1975 alla National Shipping di Mogadiscio.