Alberto Vascon, 16 aprile 2011

Ci deve essere in me un cromosoma particolare che fa drizzare le orecchie quando leggo qualcosa che non mi convince geograficamente, anche se sul momento non sono sicuro di cosa sia. Poi comincio a pensare, controllo le carte geografiche, cerco su Internet, consulto i libri ecc. e spesso trovo l’errore. Riporto un elenco di alcune di alcune imperfezioni geografiche che ho riscontrato in vari scritti, anche pregevoli.

La Guida del Mondo 2001-2002 (EMI) colloca il fiume Dinder al confine fra Eritrea ed Etiopia al posto del Setìt:

 Nel simpatico volumetto La terra di Punt di Habté Weldemariam (EMI 1996) il fiume Awash è situato in Eritrea (scheda geografica dell’Eritrea pag. 146).

Nella monografia Il Corno d’Africa nella storia e nella politica, 1995, di GCN, a pag. 236 l’autore pone Nekemte e Jimma a poche decine di chilometri da Addis Abebamentre distano da Addis Abeba rispettivamente 320 e 330 km. Ma qui devo segnalare anche un’inesattezza storica: la raccolta di cronache reali nota con il nome collettivo di Kebra-Negast (id. pag. 22): il Chebra Neghèst racconta la storia della regina di Saba e di Salomone. 

Nella Geostoria dell’Africa di MD, Zanichelli 2004, viene riportata a pag. 75 una cartina del Corno d’Africa:

Ho segnato con dei riquadri in rosso le seguenti inesattezze:

–       Dogali e Sahatì devono essere spostati vicino a Massaua

–       Omdurman va spostato sulla sponda sinistra del Nilo

–       il Lasta si trova a sud dell’Amba Alagi

–       l’Aussa va spostato a sud

–       Gorgorà va spostata sulla riva nord del lago Tana

–       la Magiurtinia è la Migiurtinia

–       la Confederazione non si sa che cos’è

–       il Gomma non si sa che cos’è

–       Oramo è Oromo

Segnalo anche:

–   pag. 9    Una stele di quindici metri presso Axum: la stele è alta 21 metri e si trova nel centro di Aksum

–   pag. 74   Vannutelli e Citerni, che nel 1895 avevano partecipato alla spedizione in Somalia guidata da Vittorio Bottego…: la spedizione è stata fatta in Etiopia.

Anche il bellissimo libro fotografico Etiopia di LL e FC,pubblicato in cofanetto assieme ad Eritrea, Editrice VELAR 2001,contiene inesattezze geografiche:

–   pag. 13     …  il fiume più lungo del Paese è l’Awash: il il fiume più lungo dell’Etiopia è l’Uebi

Scebelli (considerando solo la parte fino al confine somalo). La lunghezza totale del fiume è 2488 km (CTI 1938 463), e più della metà è in Etiopia.

–   pag. 13     Nel canalone della Rift Valley – che corre al di sotto del livello del mare –  passa la ferrovia Addis Abeba-Gibuti: la Rift Valley ha solo una piccola zona sotto il livello del mare situata nella Dancalia settentrionale, e un’altra ancora più piccola nella Repubblica di Gibuti. La ferrovia va da quota zero di Gibuti a quota 2400 di Addis Abeba.

–   pag. 44: qui ritroviamo ancora la inesattezza che Bottego trovò le sorgenti dell’Omo.

Perfino nei libri di  FG, professoressa di storia dell’Africa e ricercatrice meticolosa, si possono evidenziare alcune imprecisioni geografiche. In Le ragioni di un confine coloniale, L’Harmattan Italia 1999ho riscontrato:

–   pag. 22     … località dell’altopiano, come Archico: Archico è un villaggio sulla costa vicino a Massaua.

–   pag. 58      Scimenzana: questa regione si chiama Scimezana.

–   pag. 237    Metemma a 90 km da Gondar: Metemma dista da Gondar 230 km.

–   pag. 240    Rosceira e Fazoglo: queste località si chiamano Roseires e Fazughli.

–   pag. 295    Aliteina: questo villaggio si chiama Alitèna.

–   pag. 314   … il deflusso delle acque [del Nilo Azzurro dal lago Tana] stimato complessivamente in tre milioni di metri cubi: anzitutto andrebbe specificato se il deflusso è giornaliero, annuo o altro. Nell’ipotesi che il deflusso sia annuo, bisogna considerare che tre milioni di metri cubi corrispondono ad una pozzanghera di 1 km quadrato profonda tre metri, con la quale è impensabile irrigare il delta del Nilo per un anno. La portata media annuale del Nilo Azzurro è di 122 mc/sec[5], quindi il deflusso annuale è di 3,8 miliardi di mc.

–   pag. 326    … fino al Gallabat, nel Nilo Azzurro:  Gallabat è sull’Atbara.

–   non ha rilevato che, mentre nel Trattato del 1902 Ciccodicola aveva concordato con Menelik un confine Eritrea-Etiopia che aveva una linea retta fra il Mai Anbassà e il Mai Teb nei pressi di Omhager, il governatore dell’Eritrea Martini aveva fatto disegnare le carte ufficiali con una linea retta che andava dal Mai Anbassà al Tomsà, sottraendo all’Etiopia 3000 chilometri quadrati di territorio[6], v. cartine:

DQ è autore di due monografie sul periodo coloniale italiano veramente encomiabili per la ricerca, per la struttura della narrazione che permette di inquadrare gli avvenimenti nel contesto storico e per lo stile: 1) Squadrone Bianco, storia delle truppe coloniali italiane, Arnoldo Mondadori 2002, e 2)Adua, Arnoldo Mondadori 2008.

Nel primo libro:

–   pag. 69     … Metemma, circa 350 chilometri a nordovest di Cassala: Metemma si trova 300 km a sud di Cassala.

–   pag. 112 e altre     Sagaineti: questo paese si chiama Saganeiti.

–   pag. 112     Oculè Cusai: questa è una storpiatura tipica dei primi italiani in Eritrea, che spesso non andavano d’accordo con i nomi locali. Questa regione si chiama Acchelè Guzai.

–   pag. 148     … il Tigrè, da solo, era quattro volte più grande dell’Italia.: tutta l’Etiopia è tre volte e mezza l’Italia e il Tigrai è una piccola provincia nel Nord dell’Etiopia:

–   pag. 164     Ada Agamus: questa località si chiama Adaga Hamus, che significa “mercato del giovedì”.

–   pag. 191     Entisciò: il paese è Enticciò, entisciò è il nome di un fungo velenoso.

–   pag. 281     da Senafè a Massaua ci sono tre tappe: la prima è Asmara, la seconda Sagaineti: la prima è Saganeiti, la seconda Asmara

–   pag. 333     il passo del Tarmareb: il passo del Tarmaber.

Passiamo ad “Adua”, il secondo libro di DQ. Questo è veramente un gran bel libro, peccato che a pag. 231 si trovi questa affermazione (in relazione al fatto che l’esercito italiano non aveva carte geografiche del luogo della battaglia):

Eppure un’accurata descrizione topografica [sic] esisteva, bastava andare in libreria. Il geografo francese Antoine d’Abbadie in un [sic] volume pubblicato nel 1875, Géodésie d’Éthiopie, aveva rilevato quei luoghi con metodo ed attenzione.

Premesso che la topografia è la rappresentazione grafica, su un piano, di una determinata zona di terreno di estensione ridotta in modo da non tener conto della sfericità della terra (ad es. la pianta di una città), ad un livello superiore si trovano le carte geografiche e ancora più su si trova la geodesia, è probabile che all’epoca della battaglia di Adua le librerie sotto casa non avessero i quattro volumi del d’Abbadie. La geodesia è lo studio della forma semplificata della Terra, nel caso specifico fatto con le triangolazioni. Ad oggi, con il progresso della tecnica, la più dettagliata carta disponibile dei monti di Adua, in scala 1/25.000, è questa dell’Ethiopian Mapping Authority:

Consideriamo ora Etiopia, ClupGuide 1996, di AS:

–    pag. 22       … l’Uebi Scebeli va a sfociare nell’Oceano Indiano: L’Uebi Scebelli muore nelle sabbie vicino a Mogadiscio

–    pag. 26       …la Piana del Sale… le sue depressioni affondano fino a 160 m…: la Piana del Sale scende a -120 m.

–    pag. 26       …Erta Ale… perennemente sgorga un fiume di lava fiammeggiante: che l’Erta Ale sia ancora in attività siamo d’accordo, ma che da questo vulcano sgorghi perennemente un fiume di lava fiammeggiante non è vero. L’Erta Ale ha un cratere sempre attivo, dal quale però la lava sgorga saltuariamente rimanendo dentro la caldera.

–    Pag. 26 e 29  … l’Awash, il più lungo fiume etiopico…: v. sopra, il fiume più lungo dell’Etiopia è l’Uebi Scebelli.

–    pag. 29       Il Tacazzé nasce… nelle vicinze del lago Ashangi…: il Taccazè nasce nelle vicinanze di Uoldià

–    pag. 56       Il romagnolo Romolo Gessi, agente del generale britannico Gordon a Khartoum, si era spinto, dal Sudan, fino alle regioni del Kaffa.: la spedizione dal Sudan verso il Caffa era stata organizzata nel 1877 dalla Società Geografica Italiana, e Romolo Gessi aveva già dato le dimissioni da maggiore dell’esercito egiziano e rientrato in Italia quando vi partecipò. Gessi e Pellegrino Matteucci giunsero fino a Fadassi sul Dabus (Jabus) vicino al Nilo Azzurro, ai confini dei Galla ma ben lontani dal Caffa, il cui capoluogo era Bonga. Il fatto che si disse che erano arrivati al Caffa deriva dalla grande incertezza che esisteva sulle regioni che la spedizione doveva attraversare, e che rimasero inesplorate fino al viaggio di Bottego, vent’anni dopo.

–    pag. 59       Bottego arriva al lago Chamo, trova le sorgenti dell’Omo…

–    pag. 86       …e qui [nell’Amara] il ghe’ez entrò a contatto con altre lingue come i dialetti oromo [nel X secolo]: nell’Amara non c’erano ancora gli oromo, che arrivarono 6 secoli dopo

–    pag. 93       … a Djibouti… gli Issaq: a Gibuti ci sonno gli Issa, gli Issaq sono nella Somalia Inglese

–    pag. 189     …il Ghish Abbay, che sfocia a delta nel lago…: il fiume sfocia in una sottile penisola. Da dove ha preso la notizia del delta ?

–    pag. 195     Tisisat… In Africa, solo le Victoria Falls e il salto dello Zambesi reggono il confronto: le Victoria Falls e il salto dello Zambesi sono la stessa cosa.

–    pag. 232     La rotta delle scarpate… [del Semien] è una spedizione riservata solo a seri alpinisti, esperti di cordate… È  un interminabile cammino da brividi, fatto di scalate e discese in cordata…: il trekking da Cennek, o da Ambicò, attraverso il bassopiano per Adermaz a Limalimu,

può essere fatto da chiunque abbia buone gambe e non richiede esperienza alpinistica. Recentemente è stato fatto da tre inglesi di età compresa fra i 55 e i 60 anni senza grossi problemi.

–    pag.251      … la bella chiesa copta di Abate Ensena…: questa è la chiesa degli Arbatè Insessà (lett. quattro animali), i quattro esseri celesti che nell’Apocalisse di S. Giovanni appaiono intorno al trono dell’Altissimo. Ma qui ASpuò essere scusato, dato che anche il grande Richard Punkhurst ha fatto un errore simile. Nel gennaio 1969 ha infatti dedicato l’intero numero 2 del Vol. XI di Ethiopia Observer, periodico edito da lui stesso e pubblicato in Etiopia e in Gran Bretagna, ad una spedizione di una dozzina di studiosi (fra i quali c’era anche Ruth Plant) alle chiese rupestri del Tigrai. In questo articolo la chiesa degli Arbatè Insessà a Sincatà è chiamata Abba Itu Insisa. La spedizione era composta quasi esclusivamente da insegnanti europei dell’Università di Addis Abeba, l’editore era Richard Pankhurst, c’era anche Ruth Plant e nessuno si è accorto che il nome era sbagliato. Quella chiesa era dedicata ai Quattro Animali dell’Apocalisse.

–    pag.330      il Langano…l’unico lago balneabile dell’Africa: nel lago Malawi ci sono bellissimi pesci tropicali, i più belli dell’Africa. Nel lago è praticato il wind-surf, lo sci nautico e la fotografia subaquea, e così nel lago Kiwu.

–    pag. 374     … Melka Walkenna nella vallata della Rift Valley: è il bacino dell’Uebi Scebelli, quindi fuori dalla Rift Valley.

–    pag. 380     A occidente di Robe, verso la regione somala… Si va verso occidente per visitare i misteri delle grotte di Sof Omar: non si va verso occidente, ma verso oriente.

–    pag. 382     … rientrare verso oriente…: qui, per rientrare, si deve andare a occidente.

–    pag. 383     Da Robe si percorre la strada che costeggia il fiume Web: bisogna raggiungere il villaggio di Jara: la strada da Robe per Scek Hussen costeggia la sponda destra dell’Uabi-Uebi Scebelli.

–    pag. 439     …il Sor, un affluente del Baro: il Sor affluisce nel Gabbà, il Gabbà nel Birbir, il Birbir nel Baro

–    pag.449      Il Kaffa era un antichissimo regno sidamo… I Sidamo del Kaffa resistettero per secoli alle pressioni degli Oromo…: il Caffa era un regno sidama. Per la differenza fra Sidamo e Sidama v. https://www.ilcornodafrica.it/sc-tigrai.htm


[5]   Guida dell’Africa Orientale Italiana , Consociazione turistica italiana, 1938

[6]   Per maggiori particolari v. https://www.ilcornodafrica.it/rdc-01bademme.htm

[8]   Per le triangolazioni il d’Abbadie usava un piccolo teodolite con il quale determinava la posizione relativa  delle cime dei monti che si trovavano nella sua visuale, che poi localizzava geograficamente mediante la rilevazione delle coordinate geografiche. Per maggiori informazioni v. la pag. XXIII nel sito http://www.academie-sciences.fr/abbadie/Abbadie_Darboux.pdf

Il teodolite di Antoine D’abbadie

https://www.ilcornodafrica.it/rdc-09-geografia.htm