Nadia Biasiolo, 23 marzo 2018

Lo stile architettonico che caratterizza la città di Asmara è essenzialmente occidentale ma lo spirito che anima la città è legato a una visione filosofica con profonde radici orientali: a pochi edifici di armeni, greci, ebrei, yemeniti, baniani e di autoctoni ortodossi e mussulmani, si sono imposte le costruzioni degli italiani durante tutto il periodo coloniale, dando vita a quella particolare architettura, unica nel suo genere, che ha ottenuto recentemente il riconoscimento dell’UNESCO.

 La città fu costruita quasi interamente durante la guerra con l’Etiopia e il periodo di occupazione tra gli anni 1936 e 1941, quando affluirono circa 500.000 persone fra militari e civili, e include tutti gli stili architettonici usati all’epoca in Italia: Novecento, Neo-classicismo, neo-Barocco, Futurismo e altri.

L’impressione che la capitale eritrea suscita a prima vista è tale che il visitatore resta intrappolato dal suo potente fascino; come vuole la tradizione orientale, è innanzitutto necessaria la comprensione di una valenza profondamente umana prima di farsi sedurre dalla bellezza, dall’imponenza e dal gusto degli edifici che la compongono. Ogni singolo luogo racconta di radici profonde, di valori inconsci su cui sono basati gli archetipi di vite vissute intensamente con grande sensibilità e con una ferrea volontà d’intenti: esistenze che hanno tutte contribuito a realizzare l’Opera perfetta in tutti i campi, che emerge dalla città come narrazione di sé stessa resistendo e contrastando l’oblio.

Aleggia ad Asmara un’atmosfera romantica che investe quella parte vulnerabile che è in noi, una complessa magia architettonica impregnata di sensibilità storica verso chi ci ha preceduti e viene spontaneo il desiderio di preservarla, di mantenerla viva senza alcuna contaminazione. Asmara merita un profondo rispetto per non alterare la sua essenza ed evitare contagi che non appartengono alla sua origine; nel suo modo di essere, questa Città è comunque tuttora molto moderna, cosmopolita e contemporanea, con uno sguardo volto alla sua personale evoluzione naturale.

È in questa atmosfera che il Geometra Petro Sebath, diplomatosi all’Istituto Tecnico Vittorio Bottego di Asmara nel 1966, del gruppo di ricerca del progetto Asmara Heritage Project, affronta il difficile compito di mantenere intatto quel grande patrimonio di eredità che si traduce in una visione fantastica di ville, palazzetti, giardini e piazze, capolavori creati e vissuti con il preciso obiettivo di realizzare un paradigma esemplare di esistenza urbana vissuta in modo sereno in una città sovrastata da un grande cielo bleu, foriero di ideali di volontà e di pensieri di progresso.

ll 7 luglio del 2017 Asmara è stata nominata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Fin dai primi mesi del 2018, la capitale dell’Eritrea è in uno stato di ebbrezza e tra i suoi abitanti aumenta, di giorno in giorno, la sensibilità architettonica, fino ad allora trascurata. Nel periodo intercorso dalla nomina ad adesso tecnici locali e ricercatori internazionali hanno proposto, dopo attente analisi, soluzioni per interventi di recupero degli edifici storici, evidenziandone le priorità.

Il team preposto al progetto Asmara Heritage sta lavorando con zelo ed entusiasmo: il lavoro è complesso e in quanto a mole è esorbitante, ma il puro entusiasmo dei giovani tecnici eritrei sollecita tutti a collaborare in questa frenesia di recupero ambientale con la prospettiva di visioni future.

Le varie opinioni degli addetti ai lavori creano una visione di insieme su quel che si dovrebbe fare nella fase “obiettivo cantiere”. Alla domanda: “secondo voi, quali sono le priorità d’intervento urbano” risponde l’ingegnere Dawit Abraha, primo assistente del coordinatore del progetto Medhanie Teklemariam chiarendo che il lavoro preparatorio del Master Plan, diretto alla conservazione, deve tenere conto delle variabili di sostenibilità di sviluppo che richiamino l’attenzione sui luoghi pubblici quali il Mieda Eritrea e il mercato delle Granaglie. Questo quartiere di Asmara è il più antico centro urbano realizzato da un insieme di etnie di mercanti e intorno al quale fu disegnato il primo piano regolatore nel 1895. Ovviamente è uno dei tanti progetti di recupero che si impone per la sua bellezza e per la sua estensione,

Ma non vanno trascurate altre opere quali il Teatro Asmara già parzialmente restaurato, che è l’unico vero luogo in grado di accogliere manifestazioni artistiche e culturali di rilievo internazionale. Non va dimenticato anche il simbolo per eccellenza di stile modernista dall’ispirazione futuristica che è la Fiat Tagliero. Il turista che visita Asmara, sostiene l’ing. Dawit Abraha, sin dal suo arrivo percepisce la Fiat Tagliero come primo esempio di edificio rappresentativo della bellezza e di Asmara.

Se Asmara è in stato di ebbrezza e la comunità cittadina ha una sempre più consapevole attenzione e curiosità per gli edifici, le piazze e le strade, Medhanie Teklemariam commenta la nuova moda dei giovani sposi di farsi ritrarre con sfondi
modernisti di edifici cittadini, scegliendo la Posta, l’Università o l’albergo Italia e tralasciando i soliti sfondi più o meno ameni.

L’architetto Nelly Cattaneo laureatasi al Politecnico di Milano si esprime cosi:

Quando arrivai a Asmara la prima volta provai una meravigliosa sensazione di stupore e familiarità da riferirsi al fatto di ritrovare le tracce di una storia ormai antica, ma ancora integra, non solo negli edifici e nelle loro finiture, ma anche negli arredi e nelle insegne dei negozi, dei bar e dei ristoranti, in un unico stile di vita, da apparire come un vero viaggio nel tempo. Non mi sorprese quindi che l’appellativo “frozen city” della città’ abbia accompagnato il nome di Asmara in alcune interessanti pubblicazioni”.

Eppure chi torna periodicamente in Eritrea non può non notare gli inesorabili ed evidenti segni che il trascorrere del tempo lascia sempre più numerosi nella città. C’è da dire che gli edifici si sono preservati grazie ad un clima molto clemente, nonché alla qualità delle costruzioni stesse, ma anche alla esplicita volontà degli asmarini di non snaturare un ambiente urbano di notevole bellezza e creato a misura d’uomo.

Tuttavia anche le costruzioni più pregevoli, a distanza di decenni dalla loro edificazione, cedono al naturale decadimento, ed è quindi normale che occorra affrontare in modo prestabilito interventi programmati di manutenzioni straordinarie.

Questa “presa in cura” della città nel suo insieme è la sfida più grande da condurre, a fianco di veri e propri restauri e progetti particolari su specifici edifici, interventi che promuovano il corretto sviluppo della nuova città in armonia con la parte antica: quest’ultima deve essere oggetto di manutenzione attenta e armonica al fine di preservarne l’integrità; è quindi  fondamentale il ruolo dell’AHP Office, a cui spetta il compito non facile di compilare linee guida adeguate che prevedano la soluzione di un’ampia serie di problemi e indichino soluzioni specifiche adeguate.

Il geometra Petros Sebath, figura preziosa per la sua specifica preparazione, come già ricordato, che opera nella squadra dei tecnici dell’Asmara Heritage, afferma:

“Gli eritrei sono entusiasti del prezioso riconoscimento ottenuto dall’UNESCO, ma è indispensabile ora proiettarsi a ricostruire una nostra coscienza civica, in quanto ogni edificio ha una sua storia vissuta da una umanità eterogenea ed è questo il patrimonio che dobbiamo tutelare. I vari proprietari di questi edifici sono stati i detentori dello stile con il quale hanno voluto dare una immagine alla città e sono quelli che hanno creato lo stile di Asmara con un profondo sentimento d’amore verso quella che era la loro città. Chi ha abitato quelle case sono gli stessi che hanno organizzato la sua economia, un’attività economia che è stata straordinaria. Queste persone hanno prima realizzato e poi insegnato le tecniche delle arti e dei mestieri, sono coloro che hanno dato vita ai quartieri inserendo parchi e giardini pubblici e allestendo tutto un corollario di servizi e infrastrutture, come acquedotti, centrali elettriche, scuole, ospedali, fabbriche, miniere, piantagioni, porti e aeroporti per rendere un’esistenza degna di essere vissuta. I panifici e i pastifici, le pasticcerie, i caseifici, i mulini, le officine, le centrali del latte sono realizzazioni di quelle stesse persone che hanno vissuto dentro questi edifici un’esistenza serena. Ecco perché bisogna ricreare la consapevolezza di quella umanità che ha fondato e abitato questa città”.

Il giovane Ingegnere Biniam Teame, ricercatore teorico dell’Asmara Heritage, ha un gran desiderio di mettersi all’opera e ha posto la sua prima attenzione sulle sale cinematografiche di Asmara: il Capitol, l’Odeon, il cinema Roma, il cinema Dante, il Croce Rossa, l’Africa e il cinema Hamasien, in quanto ha la certezza che possano ritrovare il loro splendore e divenire centri attrattivi per costruire cultura e arte.

Non essendoci, in tutta l’Africa, locali di tale signorilità e capienza, questi potrebbero trovare una prospettiva di richiamo per manifestazioni che potrebbero coinvolgere tutti i paesi del Corno d’Africa. Teame fa notare che esistono altri importanti edifici civili come l’Alfa Romeo e il palazzo accanto all’Ottica Bini in quella che era la storica Via Martini, che è doveroso sottoporre ad un urgente intervento di restauro.

Sostiene, fra l’altro che l’Asmara Heritage Project ha l’esigenza di essere coadiuvato da esperti architetti del restauro preparati nel recupero urbano e che abbiano conoscenza profonda della storia di Asmara e del suo patrimonio architettonico, e con il gusto estetico necessario per poter far emergere l’originalità degli edifici, nei colori, negli stucchi, nei ritocchi e nelle rifiniture. Afferma con convinzione che sono in questo preferiti gli architetti del restauro italiani per il gusto e la sensibilità propri della loro cultura. L’ingegner Biniam Teame, a nome dello staff, attesta che prima di poter passare al programma esecutivo è necessario dotare gli addetti ai lavori di strumentazioni idonee e di tecniche avanzate atte ad eseguire restauri di eccellenza e di alta qualità.

L’architetto Laura Callea dell’Università di Sassari ha avuto il piacere di soggiornare ad Amara per un lungo periodo per motivi di studio e di conseguenza ha assorbito in modo profondo l’essenza della città con i suoi pregi architettonici e le sue carenze strutturali e conclude in sintesi il suo pensiero con la piena consapevolezza dell’entità del patrimonio architettonico e delle qualità tecniche ed estetiche che costituiscono la consistenza materiale e concettuale della città; da ora in poi è tutto nelle mani degli esperti dell’Asmara Heritage e dei tecnici che a vario titolo agiscono nel settore del recupero e della sviluppo edilizio: questi personaggi hanno una responsabilità enorme non solo verso il loro paese, ma verso il mondo intero.

Secondo l’architetto Callea, la concentrazione di edifici di pregio con rare intrusioni dissonanti nel centro storico di Asmara è stato l’indicatore più incisivo che ha condizionato la scelta da parte della Commissione UNESCO di inserire Asmara nell’elenco delle città Patrimonio dell’Umanità. La fusione di architetture e il rispetto dei primitivi piani regolatori italiani conferiscono alla città il suo stato universalmente aperto che va tutelato nel suo complesso quale testimonianza intatta di una storia umana in continuo sviluppo.

L’assetto urbano, con le contraddizioni manifeste tra ideologie dominanti ed uso reale della città, ha contribuito alla sua configurazione cosmopolita; le più svariate influenze culturali si sono espresse fra chiese cristiane, moschee e templi dove non poteva mancare una sinagoga. Nel panorama della città svettano palazzetti di attrice orientale e intrigano l’animo i giochi architettonici del gioioso stile eclettico e modernista d’ispirazione italiana. Asmara rappresenta perciò per il popolo eritreo una immensa eredità intellettuale e materiale. Questo importante patrimonio tuttavia deve essere mantenuto e le priorità più immediate da affrontate riguardano la manutenzione di quel che è rimasto sostanzialmente intatto e pienamente recuperabile.

La disciplina del restauro trova in Asmara un cantiere pilota dalle normi potenzialità che l’Asmara Heritage Project sta affrontando con scientificità ed entusiasmo. Importante è inoltre la raccolta e lo studio delle fonti, della documentazione di archivio tecnico e storico, anch’essi beni culturali da restaurare e conservare

L’apporto che tanti studiosi offrono a vario titolo nei diversi ambiti di competenza rappresenta una occasione di crescita e di scambio culturale che ancora una volta a distanza di oltre un secolo conferma la natura di unione e armonia che questa città rappresenta.

In sintesi, dalle personali opinioni del gruppo degli ingegneri e architetti dell’Asmara Heritage con i quali ho avuto modo di dialogare a lungo partecipando con entusiasmo alle loro ricerche, risulta essere urgente una prima pulitura sommaria
delle facciate degli edifici pubblici, e occorre mettersi all’opera subito avvalendosi di una manovalanza esperta del restauro, senza sconvolgere il modus vivendi dei suoi abitanti.

Da attuarsi tempestivamente è il risanamento della rete idrica e delle grondaie dei tetti.

Il mercato delle granaglie
Alcuni degli edifici che devono essere restaurati

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Le proposte di Di Paolo

Dall’articolo di Nadia,emerge chiaro il fatto che il Governo Eritreo è già partito veloce ad organizzare al meglio il restauro di Asmara, divenuta patrimonio dell’Unesco, occasione da non perdere per fare ripartire l’economia dell’Eritrea tutta.La prima domanda che sorge spontanea è quella di come il governo eritreo possa trovare i finanziamenti per procedere al risanamento.

È mio parere che tutti possiamo fare qualche cosa sia col suggerire qualche idea, sia organizzando raccolte di fondi da offrire al Governo di Asmara; naturalmente tutto quello che scriviamo va approvato dalle Autorità Eritree.Sempre a parere personale,patrimonio dell’umanità non esiste in Eritrea soltanto la capitale, ma va proposto subito che anche l’arcipelago delle Dahlac deve rientrare a far parte integrante di quel patrimonio. Infatti è l’unica barriera corallina rimasta totalmente integra, una delle più vaste del mondo e decisamente vicina all’Europa;l’arcipelago eritreo è immerso in un mare che ha un elevato tasso di salinità che non ha uguali dando vita a fondali e a un patrimonio ittico unici al mondo.

Quindi le isole eritree,oltre ad un parco naturale, dovrebbero diventare oggetto di protezione da parte dell’Unesco. Un turismo intelligente in quel mare può offrire all’Europa una meta invernale vicina come distanza e ineguagliabile come bellezza e ben corredata da visite alle città e ai siti archeologici.

Cosa si può iniziare a fare con poco denaro?È nostro parere che possa essere organizzato un grande museo che raccolga i più svariati reperti; ad esempio un salone potrebbe essere dedicato ai cimeli automobilistici, unici al mondo ancora circolanti.Un’altra sala potrebbe ospitare reperti ferroviari, mentre in un’altra potrebbe accogliere le opere antiche dell’arte abissina e poi andrebbe potenziato il settore archeologico.In Italia si potrebbe organizzare la raccolta di libri antichi e contemporanei che trattino del Corno D’Africa con l’obiettivo di ricreare la grande biblioteca che esisteva fino a 60 anni or sono.Noi italiani cosa possiamo fare per dare una mano agli eritrei?-Partendo dal fondo, cercare ognuno di noi di donare alla nuova biblioteca quanti più libri possibili.

Sono pronto a iniziare la raccolta offrendo un centinaio di volumi antichi.-Indire una raccolta di oggetti antichi eritrei: tutti gli italiani che hanno lasciato il Corno d’Africa, si sono portati dietro molte opere dell’arte Eritrea: donarne qualcuna al museo eritreo, sarebbe un bell’atto di effetto e di riconoscenza.-Una specifica raccolta di fondi a favore del restauro di Asmara non può essere paragonabile a quelle offerte alle ONLUS in quanto le somme raccolte finirebbero dall’Asmara Heritage direttamente nelle mani dei lavoratori e quindi del popolo,contribuendo non a una semplice beneficenza, ma a una intelligente ripresa economica.-Un’altra idea potrebbe essere quella di copiare l’economia italiana che cerca la ripresa aprendo agli investimenti stranieri non solo nell’industria, ma anche nel settore edilizio.

In Eritrea potrebbero essere offerte in vendita abitazioni del governo con possibilità di cedere gli immobili o per un certo numero di anni o per sempre.Ciò permetterebbe l’arrivo di denaro fresco e la messa in moto di un turismo di lunga durata.Lungi da noi la presunzione di voler suggerire politiche operative, mentre saremmo lieti di poter colloquiare onde dare una mano a fare partire un paese ricco di tesori da offrire al mondo intero.

Nicky Di Paolo