La fiera “Da Genova per l’Eritrea”, 1895

Nicky Di Paolo, 9-8-05

 
 

Del tutto fortunosamente sono venuto in possesso e a conoscenza della documentazione relativa alla fiera che si tenne a Genova nell’aprile del 1895, organizzata da un gruppo di volenterosi a favore delle missioni cattoliche dell’Eritrea.

Questo avvenimento, che in vero trovò in Italia tante analogie in altre simili iniziative, mi ha colpito per il numero dei personaggi che si offrirono di essere annoverati  fra i collaboratori dell’organizzazione: basti ricordare il generale Oreste Baratieri, la Regina Margherita, Francesco Crispi, Antonio Fogazzaro, Giuseppe Banchieri (allora presidente della Camera), Giuseppe Verdi, la marchesa Edvige Carrega di Santa Rosa, il marchese Domenico  Pallavicino, l’ammiraglio Carlo De Amezaga (sbarcò ad Assab nel 1879 al comando della Corvetta “Caracciolo”,  prese possesso, in nome dell’Italia, di quel lembo di terra africana e  lo governò) in mezzo ad una marea di altri insigni individui, per capire che ci si trova di fronte a qualcosa di diverso, ad un evento importante. Si tratta, a mio parere, anche  di un fatto di grande interesse storico in quanto avviene in un momento politico particolare, caratterizzato da una forte contrapposizione di una parte del paese alla conquista coloniale.

C’è da chiedersi come mai tutti questi illustri esponenti politici, militari  e culturali di allora, aderirono all’iniziativa della fiera, oggetto di possibili e facili contestazioni.

Probabilmente perché promossa dal Prefetto Apostolico dell’Eritrea, Michele da Carbonara, meglio noto come Padre Michele, frate cappuccino che subentrò alla Missione lazzarista francese, fondando la Missione cattolica dell’Eritrea.

Il sorprendente della fiera di Genova è che non vengono ignorate le altre Missioni presenti in Eritrea, anzi vengono messe in evidenza (fig 18).

La fiera fu allestita nel teatro Carlo Felice e comprendeva molte sale con tanti chiostri, zeppi  di oggetti orientali, ma vennero  apprestati anche spazi per la fotografia, per la pittura, e poi per fiori, profumi per un ristorante, per i vini e per quanto altro potesse essere oggetto di vendita, utile alla raccolta di fondi.

Il risultato della fiera fu straordinario, non solo per le somme generose offerte da tutti i collaboratori che erano davvero tanti, ma anche per il ricavato della vendita di oggettistica artigianale eritrea, promossa da tutte le nobildonne genovesi e liguri nonché da pitture, disegni, prose e poesie dattiloscritte e firmate da artisti, scrittori e poeti provenienti in prevalenza dalla Liguria, ma anche dal resto dell’Italia.

Alcune immagini possono aiutare a farsi un’idea della fiera di Genova.

Dal logo (fig19) e dal disegno della locandina (fig 14) ad alcune rare fotografie della manifestazione (figg 3-9). Dai manoscritti di Giuseppe Verdi (fig 13)  e della dama d’onore della Regina (fig 1, 2),  a foto di repertorio (fig 10 e 11) a disegni di vari artisti italiani (figg 12, 15, e 18) e abissini (fig 16) fino ad una lettera di Menelik del 1° aprile 1881, inviata all’ammiraglio Carlo de Amezaga (fig 17).

Per l’occasione fu composto da Enrico Zimbelli l’inno dell’Eritrea con le parole di Aroldo Vassallo e dedicato a Baratieri.

Padre Michele stentava a credere che la sua idea, gettata lì per caso in una lettera indirizzata a Monsignor Bonomelli, avesse potuto germogliare in  misura così eclatante:

 

“ Ella non può immaginare la consolazione ed il conforto che ne ebbi al leggere le belle notizie che Ella mi da intorno al Comitato costì costituitosi e allo zelo che signori e signore componenti esso Comitato spiegano per venirci in soccorso. Poche di queste persone conosco personalmente, moltissime per bella fama; e vi sarebbe da insuperbirne al veder il mio nome unirsi a tanti splendori, essi a beneficare, io ad essere beneficato, se non sorgesse nella mente un pensiero che se non mi avvilisce, mi umilia però. Che fai? Come farai a corrispondere a tanta aspettazione? Per parte loro tanto slancio, tante sollecitudini e per parte tua quale lavoro, quale azione?

 

Così scriveva Padre Michele, aggiungendo che aveva bisogno di denaro per costruire Chiese e Missioni, le più urgenti  ritenute allora quelle di Adi Ugri, di Massaua e di Cheren.

Di denaro ne fu raccolto tanto, la fiera ebbe un successo strepitoso e mi piace concludere con le parole che Aroldo Vassallo scrisse per chiudere la mostra:

 

“ Su tutte le altre cure, ci muova quella dell’amarci. Ché, se buono è il sapere, se sono buone cose il pensare, l’affacendarsi per tutti, meglio è l’amare. Dirozzate, educate pure, raffinate, sarà un gran bene, ma date alle future generazioni un gran cuore; sarà questo il desiderato, si intenderanno subito. Tommaseo disse: Studiate, studiate, studiate, sarete mediocri; amate, amate , amate , sarete grandi; ma il vescovo di Ippona disse meglio: tantum es quantum diligis, tanto sei, quanto ami. Ecco tutto.”

 

(fig 1) Lettera della dama d’onore della Regina spedita per l’inaugurazione della fiera

(fig 2) Lettera della dama d’onore della Regina spedita per l’inaugurazione della fiera

(fig 3) Il bazar

(fig 4) Chiosco dei fiori

(fig 5) Chiosco della Colonia Eritrea

(fig 6) La Pagoda

(fig 7) Chiosco dei Profumi

 

(fig 8) Chiosco della pittura

(fig 9) Oggettistica eritrea

(fig 10) Una delle foto esposte che mostra l’entrata a Massaua del generale Baratieri dopo le battaglie del Coaito e Senafè (25 Gennaio 1895)

(fig11) Altra foto esposta che mostra una commemorazione a Dogali (26 Gennaio 1895)

(fig 12) Disegno di pittore italiano donato alla fiera

 

(fig13) Lettera di Giuseppe Verdi inviata per l’inaugurazione della fiera

(fig 14) Il disegno della locandina

(fig 15) Ritratto di Baratieri

(fig 16) Disegno abissino

(fig 17) Lettera di Menelik del 1° aprile 1881, inviata all’ ammiraglio Carlo de Amezaga

(fig 18) Disegno che raffigura la sede della Missione svedese a Otumlo

(fig 19) Il logo della fiera
 

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